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Come Eravamo

COME ERAVAMO - Anni '50 e '60 a Soverato di Franco Cervadoro

Numero 06 - Per eventuali Commenti su questo articolo scrivere a: info@soveratoweb.it


Foto Celia

di Franco Cervadoro

Dal 1946, Foto Celia, era il fotografo ufficiale di tutto il comprensorio, il gabinetto dei ritratti di tutta la nostra umanità

Dietro il corso, in un piccolo ufficio arredato con un salottino in vimini, tra vetrine piene di rotolini Ferrania e portafotografie in pelle, ti accoglieva sorridente il fotografo dello studio: Pino Calderoni.

Dentro, il teatro di posa, le lampade con l’ombrello, la macchina fotografica monumentale e  per fondale un immaginario panorama di Soverato opera di Calabrò, pittore d'interni.

Le foto d’epoca dei genitori e dei nonni di allora, sono oggi per noi degli splendidi  posters.

La fotografia di coppia era d’obbligo, era il certificato di matrimonio appeso al muro.

In genere appena sposati, altri in età matura, tutti e due affiancati a mezzo busto oppure con le signore sedute compostamente ed i mariti in piedi, col cappello in mano e la catena dell'orologio che fuoriusciva dal panciotto.

Ma tutti serissimi e con lo sguardo attento rivolto al centro dell’obiettivo, consapevoli di affidare  una sola volta e per sempre la loro immagine alla posterità.

I neonati invece posavano da soli, nudi, a pancia sotto, sgambettanti, con i tirabaci in evidenza, adagiati morbidamente su di un autentico vello di pecora, preparato a regola d’arte  per don Vito Celia da un pecoraro professionista con tanto di testa e di zampe regolamentari.   

Erano queste le foto storiche che nessuno si faceva mancare.

Ricchi e poveri uniti nella posa.

E non era facile, soprattutto quando protagonisti erano i piccoli gioielli, i tesori di famiglia, i pargoletti dal culo in aria.

Mamma, papà, le zie, le nonne, Pino Calderoni, facevano ogni tipo di lazzo e sberleffo per attirarli in un sorriso storico ed era quello l'attimo da imprigionare, perché, scoppiato il magnesio, l'immancabile pianto rendeva complicatissima la replica.

Altre occasioni: Prime Comunioni, Cresime e Carnevali.

Se era possibile si facevano nel giorno fatidico ed allora tutti insieme aspettavamo  pazientemente il proprio turno con le mamme, i papà ed i padrini, i ragazzi con il giglio in mano, le ragazze con il librettino di madreperla. 

Se il tempo non c'era, poca cosa, qualche giorno dopo, nuovo appuntamento da Celia, ci si portava dietro gli abiti di scena, ci si vestiva nello stanzino e poi tutti alla ribalta, a mani giunte, in preghiera, sullo stesso inginocchiatoio.

Così era per le foto in maschera e se ci vedevano passare, a Carnevale concluso, vestiti da indiani, era chiaro per tutti che ci aspettava Celia.

Altra occasione erano le bellissime foto di famiglia, i gruppi familiari.

L'iniziativa era libera.

Ci si vestiva eleganti, mia madre mi impomatava con la brillantina, a mia sorella metteva un nastro fra i capelli e poi tutti pronti, i figli davanti, i genitori dietro con la mano sulle nostre spalle.

Don Roberto spostatevi a sinistra

 Signora sorridete

Ciccillo stai fermo    PUFF.

Foto Celia, un teatro di posa ed una galleria di personaggi impettiti davanti a quello scatolone di legno che Pinuccio Calderoni ci magnificava come  il Non-Plus-Ultra della tecnologia moderna.

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