|
Uccide la convivente col cavo
della Tv
«Ero convinto che avesse un amante»
|
|
(Cesare Barone - gazzetta del sud del 08/03/2010)
Omicidio Chiefari Gli inquirenti
svolgono un briefing operativo negli uffici della Dda
Eseguita
l'autopsia sul corpo del commerciante I funerali si terranno a Chiaravalle oggi
alle 15.30
Catanzaro - Il punto sull'omicidio di Pietro Chiefari, il commerciante assassinato sabato scorso a Davoli Marina, è stato fatto ieri mattina negli uffici della Procura della Repubblica di Catanzaro. All'incontro di vertice tra coloro che stanno conducendo le indagini su un delitto efferato e spavaldo nella sua esecuzione, messo in atto intorno alle 19 in pieno centro abitato e sulla statale 106, hanno partecipato il Procuratore capo Vincenzo Antonio Lombardo, il procuratore aggiunto Salvatore Murone, il sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia (Dda) Vincenzo Capomolla, il comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Claudio D'Angelo, il comandante del Norm, tenente colonnello Giorgio Naselli, e il capitano della compagnia di Soverato, capitano Emanuele Leuzzi. Nulla è trapelato sugli esiti della riunione, secretata come ogni altro atto relativo all'inchiesta in corso. Stessa sorte "top secret" per quanto riguarda l'autopsia eseguita ieri sul corpo di Chiefari da parte del dottor Giulio Di Mizio, dell'Istituto di medicina legale dell'Università Magna Graecia di Catanzaro. Oggi alle 15.30, invece, si terranno i funerali nella Chiesa matrice di Chiaravalle Centrale. Intanto, l'attività investigativa, dopo la riunione di ieri mattina, prosegue la sua marcia di ricostruzione dell'omicidio. Uno degli elementi dubbi è quello legato al numero del gruppo di fuoco: un solo killer o più d'uno? Su questo farà luce senz'altro l'analisi degli elementi raccolti sul luogo del delitto: l'auto di Chiefari e le vetrine del suo negozio di frutta e verdura, perforate dai proiettili esplosi. Pare, comunque, che le armi utilizzate siano state due, forse un fucile caricato a pallettoni e una pistola. Qualora questa ipotesi venisse confermata, chiaramente, cadrebbe la teoria del killer solitario. A questo punto, però, c'è anche da affrontare il capitolo "logistica", cioè come il o i sicari abbiano effettuato i loro spostamenti, per giunta senza essere visti da nessuno. Probabilmente, nel buio di una strada posteriore al fabbricato che ospita il negozio della vittima, sarà stata parcheggiata un'autovettura o un altro mezzo da utilizzare per la fuga. Così, una volta portata a termine la terribile missione, gli esecutori potrebbero essersi dileguati indisturbati e non visti da alcuno. Importante è anche la comprensione dell'ambiente all'interno del quale è maturato il delitto. Dunque, capire chi possano essere i mandanti e il loro movente. Senz'altro, gli inquirenti staranno tenendo d'occhio gli elementi che potrebbero collegare i recenti eventi delittuosi che hanno colpito duramente tutto il territorio della provincia nel corso di questi ultimi anni. Quel filo d'Arianna che potrebbe essere rappresentato, ad esempio, dall'inchiesta Mithos, condotta dalla Dda catanzarese contro la cosca Gallace-Novella di Guardavalle. Infatti, gli omicidi di Vito Tolone a Valle Fiorita (31 gennaio 2008), di Vincenzo Varano ad Isca Jonio il 3 luglio 2009, di Luciano Bonelli (nipote di Varano) ucciso pochi giorni dopo (il 24 luglio) a S. Andrea Jonio e quest'ultimo a danno di Pietro Chiefari hanno colpito persone a vario titolo coinvolte nell'inchiesta della Dda.
(Francesco Ranieri - gazzetta del sud del 19/01/2010)
Sparano in orario di punta, ma nessuno ha visto nulla
«Sembravano facce di ciechi, senza sguardo». Leonardo Sciascia, ne "Il giorno della civetta", definiva così i volti dei testimoni che avevano assistito ad un omicidio ma del quale parevano aver rimosso ogni dettaglio. E si rischia un caso del genere anche nell'omicidio di Pietro Chiefari, il commerciante 51enne (originario di Torre di Ruggiero ma residente a Pilinga di Gasperina) freddato a colpi d'arma da fuoco sabato scorso a Davoli Marina. L'uomo, che lascia la moglie e due figli in tenera età, è stato ucciso accanto al suo negozio, nel tardo pomeriggio. Tutti hanno sentito gli spari – quattro è il numero più ricorrente – nessuno, invece, pare abbia visto nulla. I carabinieri, in queste ore, dopo aver sentito parenti e amici sugli ultimi movimenti del noto commerciante, stanno procedendo alla ricostruzione dei fatti. Le indagini, coordinate dalla Dda di Catanzaro, proseguono protette da una vera e propria blindatura. Dal Comando compagnia di Soverato, guidato dal capitano Emanuele Leuzzi, non trapela nulla se non il lavoro continuo che sta impegnando l'Arma. Nel corso della notte, l'intero comprensorio è stato percorso dalle pattuglie che hanno controllato movimenti e verificato eventuali piste. La ricostruzione del delitto Chiefari, al momento, si basa su quanto visto in loco: l'uomo è stato ucciso all'interno della sua auto, un pick-up Nissan, raggiunto da più colpi di arma da fuoco esplosi dall'esterno del lato passeggero. L'accenno di fuga del commerciante, che è riuscito solo ad aprire il suo sportello, è rimasto tale. I colpi lo hanno centrato alla testa e al torace. Alcuni proiettili hanno persino bucato le vetrine del negozio di frutta di sua proprietà, nel quale c'erano le tre commesse (rimaste illese) ma, fortunatamente, nessun cliente. L'orario e il luogo dell'omicidio, proprio sulla statale 106, nel pieno del centro abitato di Davoli Marina, fanno riflettere sulla spietatezza e sicurezza ostentata dal gruppo di fuoco, sparito poi nel nulla. Anche su quest'ultimo aspetto le investigazioni tentano di trovare una strada concreta: la fuga è avvenuta in auto o in moto? E seguendo quali percorsi? Interrogativi che col passare delle ore potrebbero essere ricostruiti dai Cc ma che, in assenza di testimoni disposti a dare un contributo, rischiano di restare solo ipotesi. Intanto, ieri pomeriggio, il corpo di Chiefari è stato trasportato dalla camera mortuaria del Policlinico dell'Università Magna Græcia di Catanzaro all'ospedale Pugliese, per l'esecuzione di una Tac. Oggi, invece, il cadavere dovrebbe essere riportato al Policlinico dove l'autopsia, su disposizione del sostituto procuratore della Dda Vincenzo Capomolla, potrebbe essere eseguita già in giornata. Da essa, si avrebbero certezze sull'arma utilizzata nel delitto. Quanto ai funerali (a cura dell'agenzia Procopio di Davoli), si terranno a Chiaravalle Centrale. Uscito "indenne" dall'operazione Mithos (l'inchiesta della Dda di Catanzaro contro la cosca Gallace-Novella) il commerciante non ha avuto la stessa sorte in quello che è stato un agguato in piena regola. Con lui, sembra proseguire un'inquietante scia dettata dall'essere stati anche solo "sfiorati" (come nel suo caso) da Mithos, dopo l'uccisione di altri tre coinvolti nella stessa operazione: Vito Tolone, Vincenzo Varano e Luciano Bonelli, ammazzati a distanza di poco tempo l'uno dall'altro, il 31 gennaio 2008 Tolone, il 3 luglio 2009 Varano e il 24 luglio Bonelli, nipote di quest'ultimo. (Francesco Ranieri - gazzetta del sud del 18/01/2010)
Davoli Il commerciante Pietro Chiefari, 51 anni, è stato
freddato da due sicari. Miracolosamente illese tre commesse della rivendita di
frutta e verdura
Ucciso a colpi di pistola davanti al negozio
La vittima era coinvolta nell’inchiesta antimafia Mithos, altri tre indagati
ammazzati nel giro di un anno
È stato un agguato in piena regola, eseguito con lucida ferocia, quello costato la vita ieri, intorno alle 19, a Pietro Chiefari, commerciante di 51 anni. L'uomo, originario di Torre di Ruggiero ma residente in contrada Pilinga di Gasperina, è stato colpito mentre si trovava a bordo del suo fuoristrada, un pick-up Nissan, nella traversa accanto al proprio negozio di frutta e verdura, a Davoli Marina, sulla statale 106. I sicari (probabilmente in due) hanno atteso che Chiefari salisse in macchina e, una volta avuta la sicurezza che l'uomo fosse ben saldo nel loro mirino, non hanno esitato ad esplodergli contro diversi colpi di arma da fuoco (almeno quattro stando ad alcune testimonianze di chi si trovava nei tanti negozi vicini), probabilmente una pistola di grosso calibro. I colpi hanno raggiunto il 51enne, cogliendolo al torace e alla testa, senza dargli alcuno scampo, nonostante un primo riflesso lo avesse spinto a cercare la salvezza tentando una fuga dallo sportello lato guida, rimasto infatti aperto. La morte lo ha con ogni probabilità avvolto quasi sul colpo, consentendo agli assassini di dileguarsi nelle buie vie che stanno proprio dietro l'esercizio commerciale. Lì, evidentemente, o nelle immediate vicinanze il gruppo di fuoco aveva parcheggiato il mezzo da utilizzare nella rapida fuga.
Intanto, l'orrore era entrato anche nello stesso negozio di Chiefari: infatti, solo per puro caso a quell'ora non c'erano clienti ma le tre commesse che vi lavoravano sono rimaste miracolosamente illese, considerato che alcuni proiettili sono penetrati anche all'interno dell'esercizio commerciale.
In pochi minuti, la zona è diventata off-limits per tutti. I carabinieri hanno raggiunto e transennato l'area del delitto, avviando la complessa macchina delle indagini. Gli uomini del Reparto investigativo scientifico (Ris), quelli della compagnia di Soverato (agli ordini del capitano Emanuele Leuzzi), della stazione di Davoli, guidata dal maresciallo Vincenzo Maddaluno, e i militari del Nucleo investigativo provinciale hanno cercato di ricostruire la dinamica dell'accaduto, tentando di rintracciare anche alcuni testimoni che potrebbero fornire elementi utili.
Soprattutto, a colpire è la freddezza con la quale i sicari si sono mossi e sono riusciti a fuggire in un orario di punta (trattandosi del sabato sera) e, soprattutto, ha destato rabbia e stupore anche la spregiudicatezza con cui hanno sparato, correndo il rischio di ferire altra gente.
In molti hanno udito quei colpi, ritenendoli un semplice "colpo di coda" dei botti natalizi ma la realtà si è poi rivelata in tutta la sua crudezza. Di fronte a tale scenario è poi giunto anche il comandante provinciale dell'Arma, il colonnello Claudio D'Angelo. La ricostruzione dell'omicidio è andata di pari passo con la ricognizione effettuata sul cadavere di Chiefari da parte del medico legale dell'Università Magna Graecia di Catanzaro, Giulio Di Mizio, mentre sul posto è poi arrivato anche il sostituto procuratore di turno presso la Procura della Repubblica di Catanzaro, Vincenzo Capomolla.
Le indagini dei carabinieri si sono ovviamente rivolte (e si approfondiranno ulteriormente in queste ore) anche all'analisi della vita di Pietro Chiefari, che lascia la moglie e due figli in tenera età. Il suo è un cognome "pesante", appartenendo alla famiglia Chiefari di Torre di Ruggiero. Inoltre, il commerciante era stato anche "lambito" nel 2005 dall'operazione Mithos, condotta dalla Dda di Catanzaro contro la cosca Gallace-Novella di Guardavalle. L'omicidio, peraltro si inquadra in un ambiente che ha registrato dall'anno scorso l'omicidio di altre tre persone toccate dall'operazione Mithos: Vito Tolone, ucciso a Vallefiorita in febbraio, Vincenzo Varano (ucciso ad Isca il 3 luglio) e suo nipote Luciano Bonelli (freddato a S. Andrea Jonio il 24 dello stesso mese). Legami inquietanti o semplice casualità? (Francesco Ranieri - gazzetta del sud del 17/01/2010)

I primi rilievi degli uomini della
scientifica sul corpo senza vita di Pietro Chiefari (Gazzetta del Sud)
In sintesi
Pietro Chiefari, commerciante di 51 anni, originario di Torre di Ruggiero ma residente in contrada Pilinga di Gasperina, è stato ucciso intorno alle 19 di ieri a colpi di pistola mentre si trovava a bordo del suo fuoristrada, un pick-up Nissan, nella traversa accanto al proprio negozio di frutta e verdura, a Davoli Marina, sulla SS 106.
Le tre commesse che lavorava nel negozio della vittima sono rimaste miracolosamente illese, considerato che alcuni proiettili sono penetrati anche all'interno dell'esercizio commerciale.
I sicari,probabilmente due, hanno colpito con estrema ferocia. Hanno atteso che Chiefari salisse in macchina e non hanno esitato ad esplodergli contro diversi colpi di arma da fuoco (almeno quattro) con una pistola di grosso calibro.
La vittima, componente della famiglia Chiefari di Torre di Ruggiero, era stato coinvolto nel 2005 dall'operazione Mithos, condotta dalla Dda di Catanzaro contro la cosca Gallace-Novella di Guardavalle. Dallo scorso anno altre tre persone indagati in Mithos sono state uccise.
Gli arrestati si assumevano la colpa
Il cliché è ormai consolidato: chi viene arrestato si prende la responsabilità e chi rimane a piede libero si assume l'onere delle spese legali e del mantenimento della famiglia. È un accordo convenzionale utilizzato da tutti i sodalizi criminali scoperto anche dai carabinieri del Comando provinciale di Catanzaro che hanno arrestato nell'ambito dell'operazione "Pony express" 55 persone per associazione per delinquere finalizzata al traffico ed allo spaccio di stupefacenti, aggravata, per le persone di etnia rom coinvolte, dal possesso di armi trovate in alcune perquisizioni.
«Pensavo che te l'aveva detto! L'hanno carcerato sabato. Eh, un'altra volta! Però stavolta la Polizia, per lo stesso motivo! Comunque, vediamo che forse domani o dopo domani dovrebbe uscire, speriamo! Domani o dopo domani si fa la convalida! Perchè lui stava uscendo dal portone, l'hanno perquisito e c'hanno trovato niente, quell'altro ragazzo ha buttato una cosa, non lo so cosa era e poi se li sono portati e li hanno arrestati. Però quel ragazzo ha dichiarato che era sua». Stralci di un'intercettazione che dimostrerebbero, secondo gli investigatori, che chi veniva sorpreso con la droga si sarebbe dovuto prendere la responsabilità: «Oh! E ora tutto a posto?»
«Mi hanno cacciato agli arresti domiciliari»
«E tuo padre?»
«A mio padre lo hanno lasciato libero perchè gli ho detto che non c'entrava nulla, che non sapeva nulla».
Ma c'è dell'altro. Sospettando di essere intercettati, i presunti appartenenti al sodalizio criminale si tenevano in contatto con numeri di telefono diversi. «E quel telefono l'ho buttato proprio, capito?»
«Hai fatto bene, questo è il tuo numero nuovo?»
«No, questo è di mia mamma perchè è meno ad occhio, capito?»
«Va bebe ma ora fai il Riesame?»
«L'unidici aprile»
«L'undici aprile? Si, esci dopo il Riesame perchè tu sei pulita, è la prima volta»
Anche chi rimaneva in carcere stava attento a quello che diceva: «No... io l'ho visto... l'ho acchiappato... che a me mi hanno avvisato che nei colloqui qua... è pieno di... che con la moglie parlavano di Angelo non Angelo... Se "manco i cani" gli ho detto... mi fai prendere un mandato di cattura ti apro a due per colpa tua... ti apro a due come un capretto...».
I componenti del sodalizio criminale si interessavano persino a contenere le spese legali: «Avvocato, il discorso era... non chiamate alla sorella di Cappellano perchè se voi vi pagate come a Taormina io non ve ne porto più clienti».
E ancora: «Pasquale vedi che mi ha chiamato l'avvocato...: dice che lunedì è a posto».
Intanto, ieri mattina sono iniziati in Tribunale i primi interrogatori di garanzia davanti al giudice per le indagini preliminari Tiziana Macrì (cancelliere Paola Mondello). Alcuni si sono avvalsi della facoltà di non rispondere; altri si sono difesi sostenendo che i fatti contestati erano datati e che stavano già scontando la loro condanna. Davanti al gip sono comparsi Massimo Bubba, Adalberto Candido, Pasquale Cappelano, Stefano Critelli, Gino De Zerbi, Vincenzo Lambitelli, Antonio Passalacqua, Romano Ponzo, Giuseppe Posella, Pasquale Rotundo, Pietro Silipo, Giuseppe Turcomanni. Il collegio difensivo di ieri è composto dagli avvocati Simona Albano, Nerina Chimirri, Danilo Iannello, Antonio Ludovico, Anselmo Mancuso, Piero Mancuso, Domenico Pietragalla, Salvatore Staiano. Domani si replica con gli ultimi indagati rinchiusi nel carcere di Catanzaro mentre sono stati già inviate per rogatoria le richiesta d'interrogatorio degli indagati rinchiusi nelle carceri di Lamezia Terme, Crotone, Vibo Valentia, Castrovillari, Napoli e Catania. (Giuseppe Mercurio - gazzetta del sud)
Quattro famiglie rifornivano migliaia di giovani
«Ha chiamato Marianna. Chi è Marianna? Quella di fuori, di Catanzaro. Ah, e che ha detto? Ora è uscita da carcerata. Lei? Eh, eh, lei».
In un pomeriggio di ottobre del 2007 Fortunato Castaldo parla al telefono con la moglie Rosa Alterio. I due, residenti nel quartiere napoletano di Scampia, sono accusati di aver rifornito costantemente i corrieri catanzaresi e catanesi nell'ambito dell'inchiesta "Pony express" che ha portato a 55 arresti e di cui riferiamo anche a pagina 30. Qualche giorno prima della telefonata, un giovane corriere donna – catanzarese – è finito in manette. E i due coniugi erano stati immediatamente avvertiti. D'altronde la posizione "di responsabilità" dei presunti fornitori meritava la massima accortezza. Non a caso, come riportato nelle 180 pagine di ordinanza di custodia cautelare vergata dal gip Tiziana Macrì, è stata la stessa donna arrestata ad avvisare telefonicamente Rosa Alterio. «Mi hanno cacciato – dice in una conversazione telefonica intercettata – agli arresti domiciliari. A mio padre l'hanno lasciato libero perché gli ho detto che non c'entrava nulla».
Al telefono si parlava di tutto, dal tipo di droga da fornire alle indagini delle forze dell'ordine. Ma c'era un minimo di attenzione: «Quando mi devi chiamare, fammi solo uno squillo, non parlare» diceva un'indagata allo stesso Castaldo. Che poi racconta dell'arresto di un presunto complice: «Lui stava uscendo dal portone, l'hanno perquisito e non gli hanno trovato niente. Quell'altro ragazzo invece ha buttato una cosa, non so cosa era. I poliziotti se li sono portati e li hanno arrestati. Però quel ragazzo ha dichiarato che era sua». In un'altra circostanza, un'indagata consiglia a Castaldo di cambiare utenza telefonica: «Tante cose non le posso spiegare Fortunato. Eh, cambia scheda!». Tra i componenti del sodalizio c'era infatti una sorta di patto di aiuto reciproco: quando i corrieri venivano arrestati erano soliti addebitarsi ogni responsabilità per "salvare" gli altri. Poi sarebbero state le stesse bande ad occuparsi del sostentamento delle famiglie dei detenuti ed interessarsi degli aspetti legali in caso di arresto degli accoliti. «Vedi che mi ha chiamato l'avvocato. Dice che lunedì è tutto a posto» comunicava un indagato al "compare" arrestato. legati da un vincolo solidaristico ritenuto sussistente dal gup, gli accoliti tacevano anche nel corso degli interrogatori. Nella conversazione con la madre di un arrestato, la Alterio chiedeva testualmente: «Signora, che ha detto lui?». Secca la risposta: «No, ha detto che lui non ha parlato... Non ha detto niente e non ha chiacchierato». Poco dopo la Alterio, nel corso di una telefonata dal marito, ricostruisce la conversazione precedente: «Ha detto... niente loro volevano far parlare, invece lui non ha parlato proprio». Compiaciuta la replica di Castaldo: «Bravo», esclama soddisfatto.
L'import di kobrett era gestito a Catanzaro da quattro famiglie, tre delle quali riconducibili a persone di etnia rom, che assicuravano lo spaccio di eroina su Catanzaro e su Soverato. I quattro gruppi si rifornivano di fialette di kobrett, un derivato dell'eroina, che veniva acquistato a 12-13 euro e rivenduto a 40-50 euro al grammo. L'ordinanza di custodia cautelare eseguita ieri mattina cita nel dettaglio la composizione delle quattro famiglie, tutte "localizzate" all'Aranceto. La prima sarebbe quella dei Passalacqua, poi ci sarebbero il gruppo Barlingieri, e ancora il gruppo Critelli e il gruppo Raffaele.
Decisive, per la ricostruzione del quadro, sono state le intercettazioni. I carabinieri hanno captato anche le conversazioni sull'approvvigionamento della droga. «E la bianca? Prendi tutta quella bianca...», si legge nell'ordinanza, o anche «Giuseppe risponde di prendergli il kobrett», o ancora «venivamo qui per prenderci la bianca», o «come si squaglia il kobrett?». L'importanza dell'attività intercettiva, sottolineata dagli investigatori nel corso della conferenza stampa di presentazione dell'operazione, è evidenziata anche dal giudice Tiziana Macrì, il quale nell'ordinanza di custodia cautelare spiega che l'impianto accusatorio «si fonda sugli esiti dell'attività di captazione telefonica ed ambientale, particolarmente rilevanti in quanto consentono di apprezzare le diverse fasi organizzative dei vari viaggi verso la città di Napoli volti all'approvvigionamento di sostanza stupefacente, la identificazione di tutti i soggetti coinvolti ed interessati all'illecito viaggio (oltre quelli che verranno tratti in arresto in quanto colti nella flagranza del delitto di detenzione di sostanza stupefacente) e la diversa tipologia dei ruoli e partecipazione all'interno delle organizzazioni criminose». Ma il giudice spiega anche come l'impianto accusatorio «sia avvale di numerosi riscontri ed in particolare degli esiti dei servizi di "ocp" appositamente attivati sulla scorta delle conversazioni captate e che consentivano di procedere all'arresto (e conseguente sequestro della droga acquistata a Napoli) di numerosi corrieri delle diverse organizzazioni criminose per cui è procedimento».
Proprio l'analisi delle intercettazioni, scrive ancora il gip Macrì, ha consentito di rilevare i contatti tra tutti i soggetti dell'indagine, l'assidua frequenza degli stessi, la laconicità dei contenuti delle conversazioni essenzialmente funzionali alla fissazione di appuntamenti, l'assenza di concrete ragioni ragionevolmente giustificative dell'imponente mole di contatti intercorsi, l'organizzazione di frequenti viaggi per Napoli.
A illustrare i particolari dell'operazione sono stati ieri in conferenza stampa il procuratore Vincenzo Lombardo, l'aggiunto Salvatore Murone, il comandante provinciale dei carabinieri Claudio D'Angelo, il comandante del reparto operativo Giorgio Naselli, ed i comandanti delle Compagnie di Catanzaro e Soverato, i capitani Raimondo Nocito ed Emanuele Leuzzi. Questi ultimi due hanno ripreso il ruolo dei corrieri, in molti casi tossicodipendenti del Soveratese, che ritiravano la droga a Napoli e la consegnavano ai quattro gruppi del Catanzarese. Quindi lo spaccio nella città capoluogo di regione avveniva sia attraverso esponenti dei rom sia grazie ai tossici vicini all'organizzazione. (g.l.r. - gazzetta del sud)
Operazione "Pony Express": Le Foto degli arrestati



Operazione "Pony Express": I nomi degli arrestati
Marco Abbruzzo 29 anni di Davoli Marina,
Rosa Alterio 40 anni di Napoli,
Juri Bartolotti 34 anni di Soverato,
Maria Berligieri 44 anni di Catanzaro,
Roberto Berlingieri 24 anni di Catanzaro,
Silvano Berlingieri 37 anni di Catanzaro,
Ernesto Bertucci 29 anni di Davoli,
Tiziana Bruno 25 anni di Rossano,
Massimo Bubba 36 annidi Caraffa,
Adalberto Candido 39 anni di Catanzaro,
Pasquale Cappellano 38 anni di Catanzaro,
Fortunato Castaldo 40 anni di Napoli,
Domenico Contarini 38 anni di Catania,
Vittorio Cristofaro 41 anni di Satriano,
Alessandro Critelli 32 anni di Catanzaro,
Fabrizio Santo Critelli 22 anni di Catanzaro,
Stefano Critelli 34 anni di Catanzaro,
Shara Cuoci 22 anni di Soverato,
Alessandro De Luca 35 anni di Catania,
Gino De Zerbi 25 anni di Catanzaro,
Domenico Carmelo Di Benedetto 52 anni di Catania,
Giuseppe Di Mauro 39 anni di Catania,
Vincenzo Lambitelli 32 anni nato Napoli e residente a Catanzaro,
Anna Latelli 26 anni di Lamezia Terme,
Sergio Lo Castro 45 anni di Catania,
Antonio Longo 32 anni di Davoli,
Stefano Longo 20 anni di Soverato,
Alison Macri' 23 anni di Catanzaro,
Marianna Mamone 23 anni di Catanzaro,
Pantaleone Mamone 57 anni nato a Limbadi e residente a Catanzaro,
Antonio Mancuso 28 anni di Catanzaro,
Gianluca Manno 30 anni di Caulonia,
Antonino Nicolosi 32 anni di Catania,
Giuseppe Notaro 23 anni di Soverato,
Antonio Passalacqua inteso "Gianluca" 34 anni di Catanzaro,
Antonio Passalacqua inteso "Tonino" 24 anni di Catanzaro,
Francesco Passalacqua inteso "Franco" 28 anni di Catanzaro,
Romina Passalacqua 34 anni di Catanzaro,
Mirko Pironaci 24 anni di Montepaone Lido,
Romano Ponzo 38 anni nato a Napoli e residente a Petrizzi,
Giuseppe Posella 24 anni di Catanzaro,
Angelo Raffaele 35 anni di Catanzaro,
Claudio Raffaele 44 anni di Catanzaro,
Vittorio Raffaele 28 anni di Catanzaro,
Alessandro Rotella 28 anni di Satriano,
Pasquale Rotundo 21 anni di Catanzaro,
Giuseppe Scerbo 32 anni di Satriano,
Antonio Silipo 47 anni di Catanzaro,
Pietro Silipo 21 anni di Catanzaro,
Gianluca Spadea 28 anni di Gasperina,
Giovanna Tassone 29 anni di Catanzaro,
Pietro Tavano 40 anni di Soverato,
Immacolata Veneziano 31 anni di Catanzaro,
Giuseppe Turcomanni 24 anni di Soverato e
Domenico Mancuso 29 anni di Filandari.