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Rubrica a cura dell'ANC Soverato - Presidente: S. Tenente Giovanni Branca |
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L’ANC, 200 mila soci uniti in modo indissolubile all’Arma
Hanno una patrona, la Virgo fìdelis, cui è dedicata una preghiera: «Dolcissima e gloriosissima Madre di Dio e nostra, noi Carabinieri d’Italia a Te eleviamo reverente il pensiero.... Suscita, da un capo all’altro d’Italia, in ognuno di noi l’entusiasmo di testimoniare, con fedeltà fino alla morte, l’amore a Dio e ai fratelli italiani». Hanno un eroe simbolo: Salvo D’Acquisto, che si fece uccidere per evitare la rappresaglia sui civili per un attentato che non aveva commesso. Si riconoscono nella figura di Ovidio La Bella, classe 1924, superstite della deportazione degli allievi della scuola (Roma, 7 ottobre 1943), che sta organizzando una cerimonia per ricordare i commilitoni mai tornati dalla Germania nazista.
Quando sono insieme, rievocano il giorno del conferimento degli alamari, momento simbolico che segna l’ingresso nel corpo e quindi nella comunità. Raccolgono fondi per le persone in difficoltà, ad esempio gli alluvionati in Liguria, i terremotati in Emilia o in Abruzzo. Tengono i contatti con i parenti dei dodici carabinieri uccisi a Nassiriya (12 novembre 2003); in tutto sono 56 i caduti nelle missioni all’estero. Leggono la Rivista «Le fiamme d’Argento» (200 mila copie ogni numero), oltre al mensile «Il Carabiniere». A unirli non sono soltanto segni e valori. Il carabiniere è da sempre il simbolo di uno Stato, sentito a volte dagli italiani come distante e ostile. Anche per questo, non si diventa mai ex carabinieri. Pure di loro, come degli ecclesiastici, si può dire «eris sacerdos in aeterno»: sarai carabiniere per sempre.
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ARCHIVIO NUMERO 01: Soverato, un cippo alla memoria dei Caduti
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