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Dopo
i numerosi appelli - come scrive Maria Anita Chiefari, sull’articolo
dal titolo “Quella fattoria di età ellenistica fra gli ulivi”
pubblicato sulla Gazzetta del Sud del 12 aprile 2013 - iniziati sin
dal 1926 con l’ispettore Marino Mazzara e proseguiti da Don Gnolfo,
Caminiti nonché dalla Soprintendente E. Lattanzi ed infine da noi
del Gruppo archeologico Paolo Orsi, qualcosa finalmente si è mosso:
La Soprintendenza per i Beni Archeologici ha imposto per l’area di
Mortara la procedura di verifica preventiva dell'interesse
archeologico ai sensi degli artt. 95 e 96 del D.Lgs.163/06,
così da dare applicazione all'articolo 28, comma 4, del codice dei
Beni Culturali.
A quanto pare,
non si tratta più di soli cocci sparsi, ma c’è qualcosa di più
concreto: forse un muro, forse un crollo. Comunque sia, si tratta di
beni strutturali e come tali, necessariamente collegati ad altri: ad
abitazioni, a recinzioni, in ogni caso a qualcosa di pertinente a
un’area abitata in tempi antichi e pertanto archeologica.
Dal momento che
la Soprintendenza preposta, in conseguenza dell’emersione
di elementi archeologicamente significativi
ha ritenuto di interesse l’area,
dopo tanto cemento ci
aspetteremmo un segnale di attenzione per la storia soveratese sia
da parte dall’amministrazione comunale che da parte delle imprese
che – a fronte della crisi attuale – hanno ormai trasformato la
parte più bella di Soverato, a cominciare dalla collina di
Santicelli fino alla fascia di uliveti secolari che unisce Soverato
Marina a Soverato Superiore.
Per parte
nostra esprimiamo piena solidarietà a Maria Anita Chiefari, a lei,
che per prima ha osato accendere i fari su una realtà sulla quale
altri avrebbero voluto forse far scendere l’oblio.
Siamo certi che
questa volta la Soprintendenza riuscirà a strappare al cemento
almeno un brandello di archeologia, da lasciare come testimonianza
materiale certa e visibile alle generazioni future: un segnale di
positività e tutela per Beni collettivi che a Soverato si comincia a
intravedere soltanto da poco tempo.
Inoltre, ci
teniamo a restituire ordine ad alcune informazioni: le ricognizioni
e lo scavo effettuati dalla Soprintendenza nel 1997 sull’attuale via
Don Pilla, dove da anni si accumulano rifiuti, avevano accertato la
presenza di fattorie ellenistiche. Il saggio effettuato nel 1997
dista da quelli attuali circa 100 metri.
Il materiale
archeologico conservato nel teatro comunale di Soverato, proviene da
un cantiere di Mangiafico, sempre area di Mortara e sempre a 100
metri dai saggi attuali ed è stato recuperato nel 2008. Si tratta di
materiale arcaico ed ellenistico: frammenti di laterizi, anfore,
ceramica anche a vernice nera e addirittura frammenti di marmo
antico.
Non dimentichiamo, inoltre, che la
scoperta di un prezioso tesoretto monetale, composto da 32 monete
d’argento di epoca ellenistica - peraltro oggetto di pubblicazione
ad opera del nostro Gruppo e di presentazione al pubblico in
presenza della Dott.ssa Bonomi (“Il tesoretto di Soverato
nei documenti di Polo Orsi”, Calabria Letteraria Editrice, 2010)
- proviene proprio dalla vasta area di Mortara (loc. Sopralupo).
Come appurato dagli studiosi, un ripostiglio di questa natura
testimonia l’emergenza di accumulare piccole fortune in un periodo
di grande instabilità (280 a. C.), quando le prime incursioni di
Roma cominciano a destare preoccupazione anche nei nostri territori.
Sarebbe interessante ed auspicabile
cogliere l’occasione che si è presentata, con gli approfondimenti
tuttora in corso, per portare alla luce aspetti ancora sconosciuti
del nostro lungo passato, valorizzandoli e divulgandoli come
meritano.
Che altre prove
servono ancora per capire che l’area è di sicura rilevanza
archeologica? Qualcuno dovrà mettersi l’anima in pace e lasciare
spazio anche agli archeologi.
Chiediamo solidarietà e supporto a tutti i cittadini e le
associazioni che hanno a cuore la tutela di un Bene Comune di grande
valore storico e ambientale per la nostra città; è nell’area
archeologica di Mortara (e sue estensioni) che si trovano le tracce
più antiche della storia di Soverato.
I soci
del gruppo archeologico P.Orsi di Soverato
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