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Gioia Tauro-Cinquefrondi: l’ultima calabro-lucana

   


Ispirato dalla visita del Prof. Ulderico Nisticò ai resti della nostra rimpianta ferrovia Soverato-Chiaravalle, vorrei raccontare di un altro interessantissimo itinerario ferroviario (questo per fortuna ancora in servizio!) . Si tratta della ferrovia Gioia Tauro-Taurianova-Cinquefrondi che dal 1929 collega il centro tirrenico con il popolato entroterra. Dai tempi delle Mediterranee Calabro Lucane fino alle attuali Ferrovie della Calabria, i trenini a scartamento  950 mm accompagnano centinaia di studenti e pendolari dai loro paesi fino alle scuole ed agli uffici nei centri limitrofi.

L’appellativo di “ultima calabro-lucana” potrà sembrare errato, visto che ancora oggi sono in servizio anche la Catanzaro Lido-Cosenza delle ex FCL, oltre alle tante linee a scartamento ridotto oggi appartenenti alle Ferrovie Appulo Lucane, eredi anch’esse delle mitiche Calabro Lucane. Allora perché “ultima”? Ultima perché si tratta dell’unica ferrovia delle ex FCL rimaste in servizio ad essere gestita con materiale rotabile e sistema di segnalamento ormai d’epoca. I pochi segnali presenti, infatti, sono del tipo a disco girevole manovrati a filo dalle stazioni(alcuni sono rimasti ad eterna memoria anche nei pressi della stazione di Petrizzi, sulla nostra Soverato-Chiaravalle), così come sono a filo anche i passaggi a livello. Solo alcuni scambi nelle stazioni ancora abilitate agli incroci sono stati automatizzati con motori elettrici. Anche le automotrici (classificate M2.200) che ogni giorno la percorrono, sono ormai quasi storiche, risalendo ai primi anni ’70. Inoltre, a differenza di quelle in servizio a Cosenza e Catanzaro che sono state rimotorizzate e ristrutturate internamente alcuni anni fa, le M2 di Gioia Tauro montano ancora i motori originali Breda e gli allestimenti interni con i classici divanetti rivestiti di similpelle verde e le pareti in finto legno! Il periodo più bello, secondo me, per percorrere la linea a bordo delle automotrici giallo-rosse, è l’ estate. Salendo a bordo si rimane colpiti da quel tipico odore di lamiera e similpelle che è possibile sentire ormai soltanto a bordo delle FIAT 500 rimaste in circolazione. Ma il divertimento vero è il  viaggio, con tutti i finestrini abbassati, attraversando sterminati uliveti attraversati da mulattiere che ogni tanto incrociano la ferrovia con piccoli passaggi a livello incustoditi, segnalati solo da vecchie croci di S.Andrea. Soltanto nei pressi di Rizziconi qualche centro commerciale o ipermercato ci ricorda che ci troviamo nel 2011 e non nel…1972!  Senza dimenticare, purtroppo, i soliti graffiti sui muri delle stazioni e su qualche automotrice, che rompono la magia di un vero e proprio viaggio nel tempo…

Appena arrivati alla stazione terminale di Cinquefrondi, è impossibile non notare la conformazione di stazione di transito e non di testa come Gioia Tauro: questo perché secondo i mastodontici progetti dell’epoca (visibili nella cartina allegata all’articolo, risalente ai primi anni ‘20), da Cinquefrondi la ferrovia si sarebbe dovuta congiungere a Mammola sulla linea per Gioiosa, creando così un collegamento diretto dallo Jonio al Tirreno. Stessa cosa valeva per la nostra Soverato-Chiaravalle, che si sarebbe dovuta congiungere alla Vibo Valentia-Mileto, passando per Soriano Calabro. Addirittura era prevista una diramazione per Mongiana, probabilmente perché all’epoca si tenne conto della sua vocazione industriale, che ormai era comunque inesorabilmente in declino. Tra i progetti non realizzati troviamo anche il collegamento tra Cinquefrondi, Rosarno e Mileto (nella cartina erroneamente riportato come Soriano Calabro, che in realtà non venne mai raggiunta dai binari FCL), oltre ad un’ulteriore ferrovia di collegamento tra Sinopoli e Taurianova. Sul versante Jonico contemporaneamente era prevista la realizzazione del binario a doppio scartamento tra Soverato e Catanzaro Sala: da lì la linea delle FS per Lamezia sarebbe proseguita in sede propria, mentre quella FCL sarebbe proseguita (ed ancora per fortuna continua a farlo) verso Catanzaro Città e da lì Soveria Mannelli e Cosenza. Ma non finiva qua: prima di arrivare a Cosenza si incontra la stazione di Pedace, da dove si dirama la linea per Camigliatello Silano e San Giovanni in Fiore, oggi utilizzata solo per i servizi turistici…questa ferrovia a sua volta si sarebbe dovuta congiungere con la Crotone-Petilia Policastro, creando così un collegamento diretto tra Crotone e Cosenza. Per avvalorare l’affermazione del Prof Nisticò, a proposito dell’Italia vergognosamente svenduta a petrolieri ed agli Agnelli, è curioso notare come in un certo senso i progetti delle trasversali FCL si siano realizzati: al posto della ferrovia Crotone-Cosenza è stata realizzata la SS 107 Silano-Crotonese, al posto della Gioiosa Jonica-Gioia Tauro troviamo la SS 682 “Jonio-Tirreno”, ed abbiamo teoricamente anche il collegamento Soverato-Vibo, la famosa Superstrada delle Serre, in costruzione da tempi immemori…ma questa è un’altra brutta storia!

Tornando alle nostre ferrovie, una volta giunti a Cosenza, la calabro-lucana sarebbe dovuta proseguire in sede promiscua (e cioè con binario a doppio scartamento, come tra Soverato e Catanzaro) sulla Paola-Sibari delle Ferrovie dello Stato. A Spezzano Albanese la linea FS proseguiva per Sibari (era prevista anche una diramazione merci per le saline di Lungro), mentre quella FCL affrontava il Pollino toccando Castrovillari, Laino Borgo e finalmente Lagonegro, sconfinando in Basilicata. Da lì si aprivano infiniti itinerari verso l’entroterra lucano ed addirittura pugliese, attraverso Sicignano degli Alburni ed Atena Lucana.

Pensateci bene: se tutti i progetti fossero stati realizzati, teoricamente sarebbe stato possibile partire da Sinopoli, la stazione più a sud della rete FCL, ed arrivare addirittura a Bari, tutto attraverso l’entroterra!

Sicuramente ai fini della reale utilità, una simile rete ferroviaria sarebbe stata già sproporzionata e costosa all’epoca, ma alcuni tronchi ancora oggi potrebbero rivestire un’utilità non indifferente per quanto riguarda il pendolarismo e soprattutto il turismo. Del resto le tratte ancora in servizio, come appunto la Gioia Tauro-Cinquefrondi, lo dimostrano pienamente: ogni giorno centinaia di studenti prendono d’assalto i trenini ex FCL, mentre in estate intere comitive di turisti (appassionati e non) organizzano addirittura treni speciali. Un roseo futuro assicurato quindi? No, visto che anche l’ultima ferrovia taurense, grazie alla poca lungimiranza e ad manovre finanziarie e politiche non proprio trasparenti, rischia la chiusura. O meglio, più che chiusura, rischia di essere auto sostituita con bus delle Ferrovie della Calabria se va bene, o di chissà quale società privata di turno. Una storia già vista negli anni ’60 e ‘70 con la Soverato-Chiaravalle, la Gioiosa-Mammola, la Crotone-Petilia, la Vibo Valentia-Mileto, la Spezzano Albanese-Lagonegro…ebbene sì, nel 2011 rispetto agli anni ’60 e ’70 le cose sono peggiorate: alla schiavitù dei petrolieri e degli Agnelli, in Calabria si è aggiunta la schiavitù ed il dominio delle società private di autoservizi.

Continua… 

Roberto Galati

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