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CRONACA

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25/08/2010

Equilibri criminali in continua evoluzione

Ferdinando RombolàL'innocenza perduta. I tre colpi di pistola che domenica scorsa hanno ucciso Ferdinando Rombolà sulla spiaggia di Soverato hanno definitivamente infranto l'immagine serena che il territorio del basso Jonio catanzarese ancora si sforzava di mostrare, andando ad aggiungersi a un pallottoliere immaginario sul quale annotare le perdite umane di questa guerra di 'ndrangheta. Una tragica conta dalla quale esce un intricato prospetto dei rapporti di forza tra i contendenti per la supremazia nel territorio. Un equilibrio che di omicidio in omicidio va rinnovandosi, anche se a cadere sono stati anche degli elementi di spicco del Soveratese e delle Serre. Un fatto che potrebbe nel tempo spingere gli ispiratori di questo scontro anche ad una sorta di pax criminale, qualora dalle tante morti non restasse un "vincitore". In quest'anno a cadere sono state alcune "primedonne" dello scenario 'ndranghetista locale: Vittorio Sia (boss di Soverato ucciso il 22 aprile), Agostino Procopio (astro nascente della famiglia Procopio-Lentini ucciso il 23 luglio), Giovanni Vallelonga (ammazzato a Stilo il 21 aprile), mentre nel 2009 cadeva (il 27 settembre a Riace) Damiano Vallelunga, il boss dei "viperari" di Serra San Bruno. Nomi pesanti ma, soprattutto, legati tra loro. Sarebbero stati infatti vicini tra loro e, probabilmente, potrebbero aver avuto intenzione di mettersi in proprio, scontentando così qualcuno più in alto. Di conseguenza, a loro sarebbe toccata la stessa sorte patita da un altro nome pesante, quello di Carmelo Novella, ex alleato della cosca Gallace di Guardavalle, ucciso a San Vittore Olona nel luglio del 2008 dopo aver manifestato l'intenzione di recidere i legami dei "locali" della Lombardia dalla "madrepatria" calabrese. E secondo gli inquirenti, proprio la cosca dominante sarebbe stata la committente del piano omicida, per stroncare il proposito e fornire un deterrente agli altri aspiranti "autonomisti". Esempio che, evidentemente, non ha distolto dai loro propositi i separatisti del basso Jonio e delle Preserre, ferocemente trucidati. Interessante è il fatto che gli elementi di peso sopracitati potrebbero essere tutti dalla stessa parte. Dunque, proprio quella che, in apparenza, starebbe cercando di mettersi in proprio. Mentre nell'elenco delle vittime di questa mattanza criminale si aggiungono altre figure che, pur inserite in determinati contesti criminali, sarebbero da ritenersi di secondo piano e contrapposte alle prime, delineando così uno scenario alquanto complesso.

Al 40enne Ferdinando Rombolà (l'ultimo in ordine di tempo ad essere ammazzato) possono legarsi diversi fili: era vicino, anche per legami familiari acquisiti, alla famiglia Todaro di Soverato, rivale storica di Vittorio Sia. Era anche amico dei gemelli Vito e Nicola Grattà, uccisi l'11 giugno scorso in un agguato che per gli inquirenti sarebbe proprio la risposta all'omicidio del boss soveratese. A loro sarebbero da collegare in qualche modo anche i morti ammazzati del "gruppo" di Isca: Vincenzo Varano (ucciso il 3 luglio 2009); Luciano Bonelli (nipote di Varano, ucciso il 23 luglio 2009); Francesco Muccari (ucciso, il 16 marzo scorso). Ovviamente, si tratta di un quadro non solo complicato ma che, soprattutto, è estremamente suscettibile di variazioni, alla luce del segreto nel quale generalmente si sanciscono o cancellano alleanze tra cosche. E tra gli omicidi ancora da inserire in dei confini ben precisi, non va dimenticato quello di Giovanni Bruno, il boss di Vallefiorita ucciso nel maggio di quest'anno, dopo essere subentrato a Vito Tolone, anch'egli trucidato nel gennaio 2008.

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(Francesco Ranieri - Gazzetta del Sud del 25/08/2010)


24/08/2010

Guerra cruenta tra clan vecchi e nuovi

SOVERATO - L’omicidio di Ferdinando Rombolà, rientra, secondo gli investigatori, nella riaperta guerra di mafia tra cosche. La cosiddetta “faida dei boschi” che da due anni sta insanguinando il territorio a cavallo tra il Basso Jonio Catanzarese, le Serre Vibonesi e la vallata dello Stilaro. Questo è il dodicesimo omicidio dall’inizio dell’anno. Gli omicidi, di chiaro stampo mafioso, hanno ormai cadenza settimanale se si considerano i delitti accaduti negli ultimi due anni tra le tre province, inanellati uno all’altro e che hanno visto cadere le teste di tanti boss o presunti tali. Tutti i morti ammazzati erano finiti tra il 2004 e il 2006 nelle maglie delle due operazioni Mithos condotte dai carabinieri della Compagnia di Soverato coordinati dal procuratore della Dda di Catanzaro Gerardo Dominijanni contro l’allora cosca Gallace - Novella di Guardavalle. E oggi si contano già venti omicidi mafiosi per riaffermare la leadership di un cartello di ‘ndrangheta sull’altro e per gestire gli affari “di famiglia” sul territorio. Affari lucrosi che vedono in primo piano il traffico di stupefacenti e di armi oltre all’ infiltrazione dei clan negli appalti pubblici, nell’economia sana. I proventi degli affari illeciti, secondo alcune ipotesi investigative, sarebbero poi investiti nel business dell’eolico su cui la magistratura ha già puntato gli occhi. In guerra ci sono clan storici e cosche emergenti. Da un parte c’è la storica e potente cosca dei Gallace di Guardavalle marina che dopo la scissione dai Novella con l’eliminazione del presunto capo bastone Carmelo Novella a San Vittore Olona il 14 luglio del 2008 ha stretto i rapporti con il clan dei Ruga- Metastasio-Loiero, egemoni nel Reggino. Dall’altra la cosca emergente dei Sia di Soverato legati a filo doppio con i Costa di Siderno, i Vallelunga di Serra san Bruno, i Novella di Guardavalle superiore, gli Arena di Isola Capo Rizzuto,i Procopio - Lentini di Davoli, Satriano e San Sostene. A segnare la riapertura della guerra tra clan, il delitto del mammasantissima Damiano Vallelunga, presunto boss dei Viperari di Mongiana il 27 settembre del 2009 a Riace. Il fratello Salvatore Vallelunga, invece, è stato trucidato quest’anno il 14 giugno nei boschi di Brognaturo. Con lui è stato anche ferito per la seconda volta quel Santo Giuseppe Procopio, 27 anni di di Isca ma residente a Guardavalle, già scampato a un’imboscata il 27 gennaio di quest’anno. Anche il delitto di Ferdinando Rombolà, dunque, si incastra in questo grande puzzle e arriva a un mese dall’omicidio di Agostino Procopio, 31anni, calciatore del Davoli, trucidato a San Sostene il 23 luglio 2010 , figlio del presunto boss del locale, Fiorito Procopio. E il Rombolà pare fosse in stretti rapporti con i Todaro, (nemici giurati dei Sia di Soverato) con Domenico e Vincenzo Todaro rispettivamente padre e fratello di quel Giuseppe Todaro che il 23 dicembre del 2009 scomparse dalla sua abitazione di Soverato, forse un caso di lupara bianca. Motivo per cui i due Todaro insieme alla compagna di Giuseppe, (Daniela Iozzo, sorella della moglie del Rombolà) e di un altro complice l’11 marzo di quest’anno avevano tentato di uccidere il presunto boss della cosca emergente di Soverato, Vittorio Sia, poi trucidato in un agguato mortale il 22 aprile d 2010. I Todaro ora sono in carcere. Proprio quei Todaro con cui avevano rapporti anche i gemelli Vito e Nicola Grattà, 38 anni trucidati in un agguato a Gagliato l’11 giugno di quest’anno mentre giocavano a carte in un magazzino sul Corso del paese. Una vendetta maturata secondo gli inquirenti nell’ambiente criminale e che sarebbe stata architettata da parte del figlio del boss di Soverato, (Vittorio ucciso), Alberto Sia, tuttora detenuto, che insieme ad altri complici e in concorso con un minore avrebbe organizzato la vendetta di sangue dei gemelli Grattà.

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(Amalia Feroleto - Quotidiano della Calabria del 24/08/2010)


Nelle relazioni familiari la possibile spiegazione del delitto

Soverato - Tre colpi di pistola: due al fianco, uno (quello di grazia) alla testa. È stato ucciso con evidenti modalità mafiose Ferdinando Rombolà, il 40enne freddato domenica pomeriggio sulla spiaggia nord di Soverato, sotto gli occhi della moglie Margherita e del figlioletto. Emergono elementi interessanti sul fronte dei possibili collegamenti al quadro criminale della zona, nel quale s'inserirebbe quest'ultimo efferato omicidio messo in atto con lucida spietatezza da un sicario. I carabinieri della Compagnia di Soverato e quelli del Comando provinciale di Catanzaro stanno cercando di far luce sull'accaduto, scavando nel passato e nelle parentele e amicizie della vittima. Proprio la sezione "parentele" vede Ferdinando Rombolà legato alla famiglia Todaro di Soverato Superiore, rivale storica della famiglia Sia guidata dal presunto boss Vittorio, ucciso lo scorso 22 aprile: la moglie di Rombolà, Margherita, è infatti sorella di Daniela Iozzo, fidanzata di Giuseppe Todaro, scomparso nel nulla lo scorso dicembre. Proprio Daniela Iozzo è attualmente agli arresti domiciliari: secondo le forze dell'ordine avrebbe infatti partecipato a un tentato omicidio ai danni di Vittorio Sia (nel gennaio scorso), perpetrato assieme ad altre tre persone che si trovano a loro volta in carcere: Domenico Todaro, Vincenzo Todaro e Giovanni Angotti. Rombolà era anche vicino ai gemelli Vito e Nicola Grattà, uccisi a Gagliato lo scorso 11 giugno, in quello ritenuto dagli inquirenti un agguato in risposta proprio all'omicidio Sia. Si è dunque di fronte a un quadro denso di intrecci, che le forze dell'ordine coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro stanno cercando di dipanare, per scovare alleanze e contrapposizioni sul territorio. Ieri, intanto, è stato conferito l'incarico per l'esame autoptico sul corpo del 40enne soveratese al patologo forense dell'Università Magna Græcia di Catanzaro, prof. Giulio di Mizio, che lo eseguirà nelle prossime ore. I precedenti di Rombolà - che non aveva un lavoro fisso e svolgeva attività di servizio d'ordine in eventi pubblici - si riferiscono al 2006, quando aveva patteggiato una pena di quattro anni e 4 mesi di reclusione dopo essere stato trovato in possesso di 700 grammi di cocaina. Un'altra condanna (a due anni e 4 mesi) era arrivata nel 2008 per detenzione illegale di arma da fuoco. La sua morte - che potrebbe inserirsi nella guerra tra aspiranti cosche e quelle consolidate - ha avuto dunque modalità eclatanti, visto il luogo dov'è avvenuta, con la gente ancora in spiaggia. Un'esecuzione calcolata che si aggiunge alla lunga serie di altre morti che hanno insanguinato il basso Jonio e le Preserre, mostrando la rapidità decisionale dei gruppi criminali.

Gli omicidi avvenuti nel Soveratese potrebbero così essere frutto del tentativo di alcuni gruppi criminali di "mettersi in proprio": Vittorio Sia, secondo gli inquirenti, aveva infatti creato un proprio "locale" nella città jonica, stringendo alleanze con gli altri vertici dei paesi limitrofi, i Procopio-Lentini di Davoli e i Vallelunga di Serra San Bruno, oltre che con gli Arena di Isola Capo Rizzuto e i Costa di Siderno. Un modo per garantirsi il pieno controllo su appalti pubblici, estorsioni e traffici illeciti: dalle sostanze stupefacenti alle armi. Una scelta che, con ogni probabilità, potrebbe aver fatto scattare la reazione da parte di qualche suo "superiore", scatenando così la martellante serie di omicidi tra opposte fazioni.

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(Francesco Ranieri - Gazzetta del Sud del 24/08/2010)


23/08/2010

Dopo aver assassinato Ferdinando Rombolà sotto gli occhi di moglie e figlio s’è rivolto ai “testimoni” che affollavano la spiaggia
Il killer ai bagnanti atterriti: state fermi e zitti
La moto utilizzata per la fuga è poi stata data alle fiamme. Si scava tra le amicizie dell'uomo

Soverato - Ucciso davanti agli occhi atterrititi della moglie e del figlio di un anno e mezzo, in una spiaggia affollata. Il "lavoro" per il suo sicario è durato solo pochi istanti. Cinque, forse sei colpi di pistola. Una serie di urla strozzate e i granelli di sabbia di una spiaggia che lentamente si sono tinti di rosso. Il rosso del sangue di Ferdinando Rombolà, 40enne di Soverato freddato ieri pomeriggio davanti alla giovane moglie e al figlioletto. L'omicidio è avvenuto intorno alle 19, sul litorale di Soverato, nella frequentata località San Nicola. L'uomo - che nel 2006 era stato condannato per possesso di stupefacenti - stava trascorrendo una giornata al mare con la sua famiglia. Uno scenario di assoluta tranquillità, con le onde che s'infrangevano mansuete sulla riva e molta altra gente che si preparava a rientrare a casa. Sulle prime nessuno aveva notato quella moto di grossa cilindrata si è avvicinata rombando verso il litorale. Ne è sceso un uomo, con casco in testa, che si è diretto a rapidi passi verso il tratto di spiaggia libera dove Rombolà si trovava con la propria famiglia. Lì, il killer ha esploso contro di lui una serie mortale di colpi di pistola calibro 7.65. Quattro, cinque forse i proiettili che non hanno dato scampo all'uomo, subito soccorso (inutilmente) dalla moglie. Prima di allontanarsi e raggiungere il complice che attendeva sulla moto il killer, in un atto di assurda spavalderia, avrebbe anche intimato ai bagnanti attoniti di non muoversi e di non chiamare nessuno. E mentre i due si davano alla fuga, comunque l'allarme veniva in qualche modo lanciato.

 I due criminali percorrevano nella fuga alcune centinaia di metri, fino a imboccare una stradina laterale che li ha portati sino a un fondo abbandonato, nel quale hanno dato fuoco alla moto. Forse ad attenderli vi erano altri complici. La scena del crimine è stata blindata dai carabinieri del Reparto operativo provinciale, guidati dal colonnello Giorgio Naselli, e dai colleghi della Compagnia di Soverato al comando del capitano Emanuele Leuzzi.

Accanto al telo bianco che ricopriva il cadavere è rimasta per ore, piegata dal dolore lacerante, la giovane moglie signora Iozzo. Oltre alle ricerche sul territorio, le indagini si sono subito rivolte a ricostruire il passato di Rombolà: senza un lavoro fisso, svolgeva saltuariamente attività di servizio d'ordine in manifestazioni pubbliche. Nell'ottobre del 2005 era stato arrestato dai carabinieri che nella sua abitazione avevano trovato circa 700 grammi di cocaina e 1770 euro. Nel 2006, aveva patteggiato la pena di 4 anni e 4 mesi di reclusione. Nel luglio 2008, Rombolà era stato condannato a 2 anni e 4 mesi di reclusione dopo il ritrovamento nella sua auto, sempre da parte dei carabinieri, di una pistola con matricola abrasa e munizioni. I suoi possibili legami con altre "forze" del territorio, invece, potrebbero dare maggiori indicazioni agli inquirenti. Rombolà, infatti, avrebbe avuto dei contatti (almeno a livello amicale) con i fratelli Vito e Nicola Grattà, i gemelli uccisi lo scorso 11 giugno a Gagliato. Dunque, se ritenuta fondata questa pista, il discorso potrebbe andare a incanalarsi in qualche modo allo scontro in atto tra cosche "emergenti" e "storiche" nel basso Jonio e nelle Preserre - con una serie terribile di omicidi negli ultimi due anni - per il predominio nelle attività criminose e dei traffici illeciti.

(Francesco Ranieri - Gazzetta del Sud del 23/08/2010)


22/08/2010

Uomo ucciso in spiaggia a Soverato
L'omicida gli ha sparato 4 colpi, uccidendolo davanti a moglie e figlioletto di un anno e mezzo e davanti a decine di bagnanti. Guerra tra cosche

SOVERATO - Era in spiaggia sotto l'ombrellone, insieme alla moglie ed al figlio di un anno e mezzo, Ferdinando Rombolà, il pregiudicato di 40 anni ucciso in un agguato a Soverato.
A compiere l'omicidio, secondo la ricostruzione fatta dai carabinieri, è stata una persona mascherata con un casco da motociclista che ha sparato quattro colpi di pistola a bruciapelo contro Rombolà. L'agguato è avvenuto in un tratto di spiaggia libera dove si trovavano decine di bagnanti. L'omicida si è poi allontanato a bordo di una moto di grossa cilindrata, guidata da un complice. Il mezzo è stata ritrovato, poco dopo, incendiato ad alcune centinaia di metri di distanza.
L'allarme sarebbe stato lanciato dai bagnanti che si trovavano al mare in quel momento. Sul posto stanno operando i carabinieri della Compagnia di Soverato e del Reparto operativo provinciale di Catanzaro. La vittima era già nota alle forze dell'ordine.
Gli investigatori, al momento, non escludono alcuna ipotesi sul movente dell'omicidio. Si sta anche verificando, ma al momento la supposizione non ha trovato conferma, che l'agguato si colleghi allo scontro tra alcune cosche della 'ndrangheta, in corso da alcuni anni nel Soveratese e nelle Serre catanzaresi, che ha avuto origine dalla cosiddetta faida dei boschi".


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