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Si scava nel passato di Agostino Procopio per capire i motivi del mortale agguato
Le "relazioni pericolose" dell'uomo potrebbero fornire la chiave di lettura dell'ultimo anello della catena di sangue

Si passa al setaccio il territorio, si tengono d'occhio i "soliti noti" e si scava in quel passato che potrebbe esser costato la vita ad Agostino Procopio, il 31enne davolese ucciso a San Sostene nella notte di venerdì scorso. Gli investigatori - sotto il coordinamento della Procura della Repubblica catanzarese, in attesa che il fascicolo passi alla Direzione distrettuale antimafia - sono alla ricerca di ulteriori elementi da inserire nel faldone dell'omicidio, del quale già fanno parte i trascorsi di Procopio, già oggetto d'indagine (assieme al padre Fiorito) per presunti reati associativi, per i quali di recente la Direzione distrettuale antimafia catanzarese aveva chiesto l'arresto, assieme ad altre 43 persone. Quella misura cautelare non era poi stata concessa dal gip del Tribunale di Catanzaro. Difatti, Agostino Procopio era incensurato. Il padre, invece, alcuni anni addietro era invece rimasto invischiato in una vicenda legata a un traffico di sostanze stupefacenti dalla Turchia, del quale gli inquirenti avevano ritenuto fosse l'organizzatore: in un primo momento era stato condannato ed era finito in carcere, poi era infine stato assolto con tanto di risarcimento. Le sorti del giovane, dunque, erano strettamente legate a quelle del padre e della sua famiglia che, secondo gli inquirenti, sarebbe diventata uno dei tasselli di spicco nel panorama criminale del comprensorio. E Agostino era ritenuto dagli inquirenti il successore di Fiorito, il quale - sempre secondo precedenti ricostruzioni degli investigatori - sarebbe assurto al rango di uomo "di rispetto". Inoltre, al vaglio degli uomini del Reparto operativo provinciale e della Compagnia di Soverato ci sarebbero anche le valutazioni dei legami con le altre famiglie del panorama criminale comprensoriale. I Procopio sarebbero stati legati, infatti, a quel Vittorio Sia di Soverato (presunto boss della città jonica) e, dunque, a quella corrente che avrebbe cercato di emanciparsi da ogni vincolo "superiore", cercando di formare un proprio "locale" di 'ndrangheta. Velleità che, a quanto pare, potrebbe essere la causa della guerra in atto ormai da due anni nel comprensorio soveratese e delle Preserre, con numerosi caduti da ambo le parti.

Intanto, sul fronte degli ulteriori accertamenti, è slittato ad oggi l'esame autoptico sul corpo del giovane, che sarà eseguito all'istituto di Medicina legale dell'università Magna Græcia. Procopio, ricordiamo, è stato ucciso a colpi di fucile calibro 12 da almeno due persone che lo hanno atteso davanti all'abitazione paterna - dove viveva temporaneamente con la propria moglie e il figlioletto di un anno appena - in contrada Lacco nella zona marina di San Sostene. L'esecuzione dell'omicidio è stata quasi chirurgica: Procopio si trovava in sella al suo maxiscooter, quando è stato raggiunto da diversi colpi di fucile (si ipotizza almeno sei), senza riuscire a trovare alcuna via di scampo. Una volta portato a termine l'agguato, i sicari, complici il buio e le labirintiche stradine presenti tutt'intorno alla zona di campagna, hanno guadagnato in breve tempo una via di fuga, servendosi magari di un mezzo agile come una moto per raggiungere infine un luogo sicuro. Il giovane, lasciato moribondo nei pressi della casa, è morto in automobile lungo il tragitto verso l'ospedale di Soverato, dove il padre, dopo averlo soccorso, lo stava accompagnando in una disperata corsa contro la morte.

(Francesco Ranieri - Gazzetta del Sud del 27/07/2010)


La scia di sangue sembra inarrestabile
Il Soveratese teatro di uno scontro feroce che non conosce confini né geografici né di interessi

La morte era in agguato nel buio della notte che avvolgeva la campagna di San Sostene. Era appena uscito di casa Agostino Procopio, 31 anni, originario di Davoli. È stato freddato da una gragnola di colpi di fucile calibro 12. È stato colpito e gravemente ferito a poca distanza dalla villa di famiglia, in località Lacco del piccolo centro del soveratese; è morto nel tragitto verso l'ospedale di Soverato, a bordo dell'auto del padre.

I sicari hanno atteso la vittima designata appostati nei pressi di una delle tante stradine che caratterizzano la località Lacco, nella zona della marina, un vero e proprio dedalo di viuzze per uscire dal quale è necessario avere almeno un buon senso dell'orientamento, oltre che una discreta conoscenza del territorio. L'esecuzione del piano omicida è stata spietata: Procopio, uscito in sella al suo maxiscooter, è stato raggiunto da diversi colpi di fucile (si ipotizza almeno sei), senza riuscire a trovare alcuna via di scampo. I sicari in pochissimo tempo hanno invece trovato la loro via di fuga, probabilmente servendosi di qualche stradina secondaria, lasciando a terra il giovane ormai moribondo. Attirati dai numerosi colpi di arma da fuoco esplosi - che, nel silenzio dell'aperta campagna, sono stati sentiti in tutte le abitazioni limitrofe - i suoi familiari sono usciti dalla villa e hanno cercato di trasportare rapidamente il giovane al pronto soccorso di Soverato, dove però è giunto ormai cadavere.

Le indagini condotte dai carabinieri del Comando provinciale e della Compagnia di Soverato guidata dal capitano Emanuele Leuzzi sono aperte ad ogni ipotesi, mentre la sezione scientifica dell'Arma ha effettuato durante la notte i rilievi sull'area interessata dal fatto. Si cerca, intanto, anche il mezzo utilizzato dai sicari per muoversi attorno al luogo del delitto.

Il fascicolo sull'omicidio è sul tavolo del sostituto procuratore della Repubblica Paolo Petrolo, anche se, probabilmente, passerà presto alla Direzione distrettuale antimafia, che si sta occupando dei numerosi delitti avvenuti nella zona. Tra l'altro, l'omicidio di Procopio è giunto nello stesso giorno in cui è stato ucciso a S. Andrea Jonio, lo scorso anno, Luciano Bonelli, il giovane di Isca freddato anche lui davanti casa. Gli inquirenti, a questo punto, potrebbero non discostarsi dalla pista tracciata dalla lunga serie di omicidi che ha insanguinato negli ultimi due anni il basso Jonio soveratese, cercando dunque di inquadrare l'omicidio del giovane nella "guerra" che pare ormai in atto per il controllo del territorio, dei traffici illeciti e delle spartizioni illegali di appalti pubblici. Una serie di motivazioni, del resto, non nuove negli ambienti criminali e che, se ben inquadrate, potrebbe contribuire a fornire elementi utili alle investigazioni.

Sotto esame degli investigatori, ovviamente, anche il ruolo di Agostino Procopio, che lascia la moglie e un bambino in tenerissima età. Un nucleo familiare che si era costituito da poco più di un anno e che viveva temporaneamente nell'abitazione paterna di Procopio - assieme alla madre e ad altri fratelli - in attesa di trasferirsi nella nuova casa in costruzione a Davoli. Ora, il corpo dell'uomo si trova nel reparto di Medicina legale dell'Università Magna Graecia di Catanzaro, dove, nei prossimi giorni, su disposizione dell'autorità giudiziaria, sarà sottoposto ad autopsia.

L'uomo - molto conosciuto nel comprensorio soveratese per via della sua passione calcistica (aveva infatti giocato da ottimo centravanti in diverse squadre locali ed era un dirigente dello Sporting Davoli) - lavorava come geometra nell'impresa di costruzioni di famiglia, impegnata di recente nella realizzazione di un grosso villaggio residenziale lungo la strada provinciale che collega il centro storico di San Sostene alla Marina, ed era figlio di Fiorito Procopio, già noto alle cronache giudiziarie. La vicinanza della sua famiglia (buoni, a quanto sembra, sarebbero stati i rapporti con Vittorio Sia, il presunto boss di Soverato ucciso nell'aprile scorso) con altre realtà della zona potrebbe in effetti essergli risultata fatale, anche se lui stesso aveva avuto alcune "scintille" con la giustizia, finendo sotto indagine in un'inchiesta sul traffico di sostanze stupefacenti. Inchiesta dalla quale comunque era uscito indenne, difatti era incensurato.

I precedenti

Il 14 luglio 2008viene ucciso a San Vittore Olona (Milano) il 67enne Carmelo Novella.
Il 12 agosto 2008 nel porto di Badolato viene ucciso il 39enne Cosimo Ierinò.
Il 24 luglio 2009 muore a Sant'Andrea Jonio il 34enne Luciano Bonelli.
Il 27 settembre 2009 viene ucciso a Riace il 52enne Damiano Vallelunga
Il 16 gennaio 2010 cade a Davoli il commerciante Pietro Chiefari, 51 anni.
Il 12 marzo 2010 tocca a Domenico Chiefari, 67 anni, freddato a Guardavalle.
Il 22 aprile 2010a Soverato Superiore i killer pongono fine alla vita di Vittorio Sia, 51 anni.
Il 15 maggio 2010 viene ucciso a Vallefiorita Giovanni Bruno, 42 anni.
L'11 giugno 2010a Gagliato vengono ammazzati i fratelli gemelli Nicola e Vito Grattà, 38 anni.
Il 15 giugno 2010a Brognaturo i killer ammazzano Salvatore Vallelunga, 51 anni, fratello di Damiano.

(Francesco Ranieri - Gazzetta del Sud del 25/07/2010)


San Sostene: Ucciso 31enne incensurato con fucile calibro 12

Un uomo di 31 anni, Agostino Procopio, è stato ucciso nella tarda serata di ieri a San Sostene, paese dell'entroterra soveratese, in provincia di Catanzaro. L'uomo si trovava davanti ad una casa di campagna quando è stato raggiunto da più colpi di fucile calibro 12 caricato a pallettoni. Soccorso da alcuni familiari, è stato portato nell'ospedale di Soverato, ma è morto durante il trasporto. Procopio era incensurato. Il padre, Fiorito, era stato coinvolto, alcuni anni fa, in un'inchiesta della Dda di Reggio Calabria su un traffico di eroina e cocaina dalla Turchia. Fiorito Procopio, in particolare, era accusato di essere uno degli organizzatori insieme ad affiliati della cosca Pesce che opera sulla fascia tirrenica reggina e ad altri esponenti della 'ndrangheta della costa ionica. Nella zona al confine tra la fascia ionica catanzarese e reggina ed il vibonese, negli ultimi due anni, ci sono stati una decina di omicidi collegati, secondo gli investigatori, a scontri tra le cosche che operano nella zona per acquisire il predominio del territorio. I carabinieri stanno adesso accertando se l'omicidio di Procopio sia da mettere in relazione alla catena di delitti che si è registrata. Un uomo di 31 anni, Agostino Procopio, è stato ucciso nella tarda serata di ieri a San Sostene, paese dell'entroterra soveratese, in provincia di Catanzaro. L'uomo si trovava davanti ad una casa di campagna quando è stato raggiunto da più colpi di fucile calibro 12 caricato a pallettoni. Soccorso da alcuni familiari, è stato portato nell'ospedale di Soverato, ma è morto durante il trasporto. Procopio era incensurato. Il padre, Fiorito, era stato coinvolto, alcuni anni fa, in un'inchiesta della Dda di Reggio Calabria su un traffico di eroina e cocaina dalla Turchia. Fiorito Procopio, in particolare, era accusato di essere uno degli organizzatori insieme ad affiliati della cosca Pesce che opera sulla fascia tirrenica reggina e ad altri esponenti della 'ndrangheta della costa ionica. Nella zona al confine tra la fascia ionica catanzarese e reggina ed il vibonese, negli ultimi due anni, ci sono stati una decina di omicidi collegati, secondo gli investigatori, a scontri tra le cosche che operano nella zona per acquisire il predominio del territorio. I carabinieri stanno adesso accertando se l'omicidio di Procopio sia da mettere in relazione alla catena di delitti che si è registrata.


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